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Plerixafor per la mobilizzazione delle cellule staminali in pazienti con linfoma non-Hodgkin e mieloma multiplo

» stata valutata la letteratura riguardante Plerixafor ( Mozobil ) per la mobilizzazione di cellule staminali emopoietiche per il trapianto autologo in pazienti con linfoma non-Hodgkin o mieloma multiplo.

Plerixafor esercita i suoi effetti bloccando in modo reversibile la capacitŗ delle cellule staminali emopoietiche di legarsi alla matrice del midollo osseo.

Quando viene utilizzato con il fattore di stimolazione delle colonie granulocitarie ( G-CSF ), Plerixafor aiuta ad aumentare il numero di cellule staminali ematopoietiche nel sangue periferico, dove possono essere raccolte per l'uso nel trapianto autologo.

Negli studi clinici, Plerixafor viene assorbito rapidamente dopo iniezione sottocutanea, raggiungendo la massima concentrazione plasmatica in circa 0.5 ore.
Plerixafor viene escreto per via renale come farmaco originario, con tempi di dimezzamento che vanno da 3 a 5 ore.
Plerixafor aumenta le cellule CD34+ circolanti nel sangue periferico, con un effetto picco a circa 6-9 ore dalla somministrazione sottocutanea.

» stato registrato un aumento del conteggio delle cellule CD34+ di circa 2-3 volte dalla prima dose di Plerixafor, dopo 4 giorni consecutivi di trattamento con G-CSF.

In due studi di fase 3 su pazienti con linfoma non-Hodgkin o mieloma multiplo, l'aggiunta di Plerixafor a G-CSF ha portato ad un aumento delle cellule CD34+ con meno giorni di aferesi, ma non ha prodotto una maggiore durata del trapianto o una sopravvivenza globale dei pazienti fino a 12 mesi di follow-up.

In conclusione, gli studi clinici hanno dimostrato che l'aggiunta di Plerixafor al G-CSF ha fornito un beneficio nella mobilizzazione di cellule staminali emopoietiche nel sangue periferico, nella raccolta e nel successivo trapianto in pazienti con linfoma non-Hodgkin o mieloma multiplo.
Ulteriori studi dovrebbero accertare il beneficio dell'uso additivo di Plerixafor sugli esiti clinici. ( Xagena )

Choi H-Y et al, Ann Pharmacother 2010; 44: 117-126